Il parco
L'Area Protetta
Gestore: Ente Strumentale Regionale di Diritto Pubblico
Sede. Comune di Jenne
Tel: 0774/827219-21
Fax: 0774/827183
E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Superficie: 29.990 ettari
Provincia: Frosinone, Roma
Istituzione: 1983 L. (8/83 29/97)
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
A cavallo tra le Province di Roma e Frosinone, su un territorio di 29.990 ha, si estende il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, la più vasta area protetta del Lazio. Il territorio abbraccia sette Comuni, situati tra 408 e 1075 m: Jenne, sede dell'Ente, Subiaco, Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Trevi nel Lazio e Vallepietra.
Il nome Simbruini deriva dal latino sub imbribus, "sotto le piogge", e testimonia la grande importanza che l'acqua riveste in questo scenario. Già gli antichi romani utilizzavano intensamente la grande risorsa acqua: l'imperatore Nerone costruì una villa nei pressi di Subiaco lungo il corso del fiume Aniene, con tre laghi artificiali, ma soprattutto furono edificati imponenti acquedotti per alimentare l'Urbe (Anio Novus, Marcio e Claudio). Ancora oggi le sorgenti presenti nel territorio del Parco forniscono acqua potabile alla Capitale. Il territorio, prevalentemente montuoso, è caratterizzato dalla presenza di due corsi d'acqua: il fiume Aniene, che nasce in uno dei luoghi più suggestivi del Parco in località Fiumata nel Comune di Filettino, e il torrente Simbrivio, che ha origine poco a monte dell'abitato di Vallepietra sotto il santuario della SS.Trinità. Ai due fiumi fanno da contorno le montagne del sistema orografico dei Simbruini: le vette del Monte Viglio (2156 m) e del Monte Tarino (1961 m), il Monte Autore (1855 m) da cui si gode uno spettacolo particolarmente suggestivo e il Monte Cotento (2015 m) che domina l'abitato di Filettino. La catena montuosa è interrotta da vari pianori di origine carsica, aree pianeggianti circondate da pendici ammantate di faggete, dove non è raro trovare doline ed inghiottitoi che testimoniano il lavoro secolare dell'acqua sulla matrice rocciosa. La Grotta dell'Inferniglio nel comune di Jenne ed il Pozzo del Gelo a Camerata Nuova ne sono un esempio. Tra i piani carsici più interessanti si segnalano quelli di Camposecco, Campaegli, Campo Buffone, Fondi e Ceraso. Il Parco può essere visitato anche con l'occhio rivolto alle testimonianze di epoche passate, in un excursus storico che abbraccia millenni. Si va dalle mura "saracene" di Filettino, risalenti al IV - V secolo a.C., ai ruderi dell'antico abitato di Camerata, distrutto da un incendio nel 1859, passando per il centro storico di Jenne, con i resti del castello dove nacque papa Alessandro IV, e l'imponente Castello Caetani di Trevi nel Lazio, che si estendeva su circa 800mq. Ma i due poli di maggior attrattiva sono sicuramente il Santuario della SS. Trinità a Vallepietra - uno dei pochi in Italia ad essa dedicati, méta di numerosi pellegrini che al canto di "viva viva, sempre viva quelle tre person divine.." entrano nella grotta del Monte Autore dove si venera l'immagine raffigurante le persone identiche in atto di benedire - ed il centro abitato di Subiaco, dove la storia emerge prepotentemente in ogni angolo: il Convento di San Francesco (1327) con il vicino ponte medievale (1356), l'arco trionfale (1787), la concattredale di Sant'Andrea (1789) e tutto il caratteristico rione che si snoda intorno alla Rocca dei Borgia, dove nacquero Cesare e Lucrezia Borgia.
Poco fuori Subiaco, inerpicandosi per la Valle Santa, si incontrano i ruderi della Villa che l'imperatore Nerone si fece costruire a ridosso di tre sbarramenti artificiali del fiume Aniene ed i Monasteri di Santa Scolastica e di San Benedetto, che soli meritano una visita per le ricchezze artistiche li racchiuse e l'atmosfera di vera spiritualità che si respira. Un discorso a parte merita il paese di Cervara di Roma, dove arte, cultura e natura si integrano e compenetrano in un unicum che lascerà sensazioni e ricordi indelebili. Cervara è veramente un museo all'aperto, con le sue numerose sculture incise nella roccia, le poesie che possono leggersi nel percorrere il dedalo di vicoli e scalinate che caratterizzano il piccolo centro.
La fauna
Seppur nelle vicinanze di Roma il Parco dei Monti Simbruini ospita inoltre una tipica comunità di specie animali dell'Appennino di grande valore per la conservazione. Sono presenti popolazioni di ungulati selvatici, come il cinghiale e il capriolo, che permettono la sopravvivenza di almeno due branchi di lupi, di cui in tutta Italia si stima la presenza di soli 600 esemplari. A volte nei boschi e sulle cime innevate si trovano le impronte dell'orso marsicano, una razza rarissima di orso sull'orlo dell'estinzione, di cui si contano in tutto meno di 50 esemplari.
Il Parco ha iniziato ora un programma di reintroduzione dei cervi per favorire le popolazioni dei due grandi carnivori.
Nel Parco nidificano 105 specie di uccelli, di cui 12 rapaci. Il territorio dei Simbruini ospita uno dei pochi nidi di aquila dell'Italia centrale, e moltissime specie di passeriformi specializzati nella vita di alta montagna e dei torrenti. La coturnice, un'altra specie rarissima, frequenta le cime montane. Nei fontanili e nelle zone umide si trovano anfibi particolari, di cui uno, la salamandrina degli occhiali, è un vero e proprio endemismo dell'Italia Centrale.
Il Parco dei Monti Simbruini ha iniziato ad attivare una serie di progetti che si misurano proprio su questo insieme di tematiche vasto e complesso: è stato reintrodotto, dopo un accurato studio scientifico, il cervo e sono state realizzate le aree faunistiche del capriolo e del cervo stesso. E' in via di completamento la realizzazione di un Centro Studi internazionale sulla Biodiversità del quale l'Ente dovrà presto approntare un Piano di Gestione. E' stato inoltre appena terminato un Centro di recupero della fauna selvatica che servirà tutto il Centro Italia. Grande impegno è anche riposto nell'affrontare in maniera nuova due problemi "opposti e complementari": il bracconaggio e i danni da fauna selvatica, particolarmente da cinghiale.
La flora
Il paesaggio vegetale del Parco Regionale dei Monti Simbruini possiede un notevole valore ambientale. La posizione geografica dell'area insieme a una serie di altri fattori permettono di incontrare sia specie vegetali tipiche delle regioni centroeuropee, che specie tipiche delle coste del mar mediterraneo, per non dimenticare che nelle vette più alte è presente una vegetazione tipica delle regioni subalpine. Il territorio è in gran parte occupato da boschi (circa 25.000 ettari). La formazione più estesa è sicuramente la faggeta che vegeta dai 900 ai 1900 metri. Al suo interno insieme al dominante faggio, si possono rinvenire oltre che il sorbo degli uccellatori, il frassino, l'acero montano e l'acero riccio, anche altre due specie alquanto rare ed esattamente il sempreverde tasso, noto per la sua velenosità, e l'agrifoglio, considerato un relitto terziario in quanto una specie molto diffusa nel periodo terziario che ha contratto notevolmente il proprio areale in seguito alle glaciazioni del quaternario. Essendo popolamenti relativamente giovani (di circa 60 anni, infatti nel dopoguerra si hanno avuto utilizzazioni imponenti) presentano sottobosco povero a causa della copertura bassa e densa, nelle radure oltre alla flora nitrofila (Urtica, Geranium, Mercurialis) è possibile rinvenire piante più vistose come la belladonna e la dafne.
Al di sotto del limite vegetazionale delle faggete predominano i boschi semplici o misti di specie quercine caducifoglie, come il cerro o la roverella, oppure di carpino nero; in tali formazioni è possibile riscontrare altre specie quali l'orniello, l'acero campestre e l'opalo. Un'altra specie, di notevole interesse paesaggistico, che si riscontra sulle pendici ripide e assolate è il sempreverde leccio.
Tratto da www.simbruini.it
Gestore: Ente Strumentale Regionale di Diritto Pubblico
Sede. Comune di Jenne
Tel: 0774/827219-21
Fax: 0774/827183
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Superficie: 29.990 ettari
Provincia: Frosinone, Roma
Istituzione: 1983 L. (8/83 29/97)
Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
A cavallo tra le Province di Roma e Frosinone, su un territorio di 29.990 ha, si estende il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, la più vasta area protetta del Lazio. Il territorio abbraccia sette Comuni, situati tra 408 e 1075 m: Jenne, sede dell'Ente, Subiaco, Camerata Nuova, Cervara di Roma, Filettino, Trevi nel Lazio e Vallepietra.
Il nome Simbruini deriva dal latino sub imbribus, "sotto le piogge", e testimonia la grande importanza che l'acqua riveste in questo scenario. Già gli antichi romani utilizzavano intensamente la grande risorsa acqua: l'imperatore Nerone costruì una villa nei pressi di Subiaco lungo il corso del fiume Aniene, con tre laghi artificiali, ma soprattutto furono edificati imponenti acquedotti per alimentare l'Urbe (Anio Novus, Marcio e Claudio). Ancora oggi le sorgenti presenti nel territorio del Parco forniscono acqua potabile alla Capitale. Il territorio, prevalentemente montuoso, è caratterizzato dalla presenza di due corsi d'acqua: il fiume Aniene, che nasce in uno dei luoghi più suggestivi del Parco in località Fiumata nel Comune di Filettino, e il torrente Simbrivio, che ha origine poco a monte dell'abitato di Vallepietra sotto il santuario della SS.Trinità. Ai due fiumi fanno da contorno le montagne del sistema orografico dei Simbruini: le vette del Monte Viglio (2156 m) e del Monte Tarino (1961 m), il Monte Autore (1855 m) da cui si gode uno spettacolo particolarmente suggestivo e il Monte Cotento (2015 m) che domina l'abitato di Filettino. La catena montuosa è interrotta da vari pianori di origine carsica, aree pianeggianti circondate da pendici ammantate di faggete, dove non è raro trovare doline ed inghiottitoi che testimoniano il lavoro secolare dell'acqua sulla matrice rocciosa. La Grotta dell'Inferniglio nel comune di Jenne ed il Pozzo del Gelo a Camerata Nuova ne sono un esempio. Tra i piani carsici più interessanti si segnalano quelli di Camposecco, Campaegli, Campo Buffone, Fondi e Ceraso. Il Parco può essere visitato anche con l'occhio rivolto alle testimonianze di epoche passate, in un excursus storico che abbraccia millenni. Si va dalle mura "saracene" di Filettino, risalenti al IV - V secolo a.C., ai ruderi dell'antico abitato di Camerata, distrutto da un incendio nel 1859, passando per il centro storico di Jenne, con i resti del castello dove nacque papa Alessandro IV, e l'imponente Castello Caetani di Trevi nel Lazio, che si estendeva su circa 800mq. Ma i due poli di maggior attrattiva sono sicuramente il Santuario della SS. Trinità a Vallepietra - uno dei pochi in Italia ad essa dedicati, méta di numerosi pellegrini che al canto di "viva viva, sempre viva quelle tre person divine.." entrano nella grotta del Monte Autore dove si venera l'immagine raffigurante le persone identiche in atto di benedire - ed il centro abitato di Subiaco, dove la storia emerge prepotentemente in ogni angolo: il Convento di San Francesco (1327) con il vicino ponte medievale (1356), l'arco trionfale (1787), la concattredale di Sant'Andrea (1789) e tutto il caratteristico rione che si snoda intorno alla Rocca dei Borgia, dove nacquero Cesare e Lucrezia Borgia.
Poco fuori Subiaco, inerpicandosi per la Valle Santa, si incontrano i ruderi della Villa che l'imperatore Nerone si fece costruire a ridosso di tre sbarramenti artificiali del fiume Aniene ed i Monasteri di Santa Scolastica e di San Benedetto, che soli meritano una visita per le ricchezze artistiche li racchiuse e l'atmosfera di vera spiritualità che si respira. Un discorso a parte merita il paese di Cervara di Roma, dove arte, cultura e natura si integrano e compenetrano in un unicum che lascerà sensazioni e ricordi indelebili. Cervara è veramente un museo all'aperto, con le sue numerose sculture incise nella roccia, le poesie che possono leggersi nel percorrere il dedalo di vicoli e scalinate che caratterizzano il piccolo centro.
La fauna
Seppur nelle vicinanze di Roma il Parco dei Monti Simbruini ospita inoltre una tipica comunità di specie animali dell'Appennino di grande valore per la conservazione. Sono presenti popolazioni di ungulati selvatici, come il cinghiale e il capriolo, che permettono la sopravvivenza di almeno due branchi di lupi, di cui in tutta Italia si stima la presenza di soli 600 esemplari. A volte nei boschi e sulle cime innevate si trovano le impronte dell'orso marsicano, una razza rarissima di orso sull'orlo dell'estinzione, di cui si contano in tutto meno di 50 esemplari.
Il Parco ha iniziato ora un programma di reintroduzione dei cervi per favorire le popolazioni dei due grandi carnivori.
Nel Parco nidificano 105 specie di uccelli, di cui 12 rapaci. Il territorio dei Simbruini ospita uno dei pochi nidi di aquila dell'Italia centrale, e moltissime specie di passeriformi specializzati nella vita di alta montagna e dei torrenti. La coturnice, un'altra specie rarissima, frequenta le cime montane. Nei fontanili e nelle zone umide si trovano anfibi particolari, di cui uno, la salamandrina degli occhiali, è un vero e proprio endemismo dell'Italia Centrale.
Il Parco dei Monti Simbruini ha iniziato ad attivare una serie di progetti che si misurano proprio su questo insieme di tematiche vasto e complesso: è stato reintrodotto, dopo un accurato studio scientifico, il cervo e sono state realizzate le aree faunistiche del capriolo e del cervo stesso. E' in via di completamento la realizzazione di un Centro Studi internazionale sulla Biodiversità del quale l'Ente dovrà presto approntare un Piano di Gestione. E' stato inoltre appena terminato un Centro di recupero della fauna selvatica che servirà tutto il Centro Italia. Grande impegno è anche riposto nell'affrontare in maniera nuova due problemi "opposti e complementari": il bracconaggio e i danni da fauna selvatica, particolarmente da cinghiale.
La flora
Il paesaggio vegetale del Parco Regionale dei Monti Simbruini possiede un notevole valore ambientale. La posizione geografica dell'area insieme a una serie di altri fattori permettono di incontrare sia specie vegetali tipiche delle regioni centroeuropee, che specie tipiche delle coste del mar mediterraneo, per non dimenticare che nelle vette più alte è presente una vegetazione tipica delle regioni subalpine. Il territorio è in gran parte occupato da boschi (circa 25.000 ettari). La formazione più estesa è sicuramente la faggeta che vegeta dai 900 ai 1900 metri. Al suo interno insieme al dominante faggio, si possono rinvenire oltre che il sorbo degli uccellatori, il frassino, l'acero montano e l'acero riccio, anche altre due specie alquanto rare ed esattamente il sempreverde tasso, noto per la sua velenosità, e l'agrifoglio, considerato un relitto terziario in quanto una specie molto diffusa nel periodo terziario che ha contratto notevolmente il proprio areale in seguito alle glaciazioni del quaternario. Essendo popolamenti relativamente giovani (di circa 60 anni, infatti nel dopoguerra si hanno avuto utilizzazioni imponenti) presentano sottobosco povero a causa della copertura bassa e densa, nelle radure oltre alla flora nitrofila (Urtica, Geranium, Mercurialis) è possibile rinvenire piante più vistose come la belladonna e la dafne.
Al di sotto del limite vegetazionale delle faggete predominano i boschi semplici o misti di specie quercine caducifoglie, come il cerro o la roverella, oppure di carpino nero; in tali formazioni è possibile riscontrare altre specie quali l'orniello, l'acero campestre e l'opalo. Un'altra specie, di notevole interesse paesaggistico, che si riscontra sulle pendici ripide e assolate è il sempreverde leccio.
Tratto da www.simbruini.it







